Abbracciata dalla rinomata e luminosa Conca d’Oro, Castello dei Rampolla, azienda di Panzano in Chianti, nasce da una visione pionieristica, dovuta alla natura.L’attività agricola da antiche radici storiche, nel 1739 è l’anno in cui l’aristocratica famiglia di Napoli, Rampolla, rileva i terreni e la tenuta di Santa Lucia in Faulle, situata a Panzano.La gestione fino al 1965, anno in cui subentra Alceo di Napoli Rampolla, è ancorata alla mezzadria toscana tradizionale e la vite è una coltura secondaria, utilizzata solo per il consumo locale, il cambio di direzione si ha con Alceo, persona dotta e di un certo spessore, innamorata del suo territorio e deciso a rivoluzionarlo per esprimere il suo potenziale, insieme alla moglie Livia Borgia scoprono le infinite possibilità date dal terroir e si specializzano nella vinificazione.Il 1975 è l’anno del primo imbottigliamento di Chianti Classico.Alceo ha preferenza per i vitigni internazionali in particolare per i tagli bordolesi, fino a quel momento non presi in considerazione in Toscana, la svolta si ha con la conoscenza di Giacomo Tachis, l’enologo che aveva da poco dato vita al Sassicaia a Bolgheri.Tachis studia i terreni galestrosi di Panzano e intravede una verticalità e un’eleganza totalmente differenti dalla costa Toscana, fin dall’uscita dalla prima bottiglia il successo è dirompente, tanto da legittimare Castello dei Rampolla tra i primi produttori dei cosiddetti Super Tuscan.Nel 1994 l’azienda passa ai figli Luca e Maurizia che convertono l’azienda in biodinamica e ampliano la linea, con altre eccellenti proposte.I seguenti sono posizionati ad un’altezza compresa tra i 280 e i 380 metri sul livello del mare, l’esposizione è a sud e il suolo è ricco di galestro, calcare e argilla, composizione che cede una mineralità profonda e una lunghissima longevità.I 120 ettari gestiti, 42 di questi vitati sono circondati da boschi, seminativi e uliveti, indispensabili per non intaccare l’ecosistema completamente naturale, le vigne sono gestite secondo i concetti dell’agricoltura biodinamica, i lavori seguono rigorosamente i cicli lunari e planetari; mentre in cantina vengono svolte esclusivamente le fermentazioni spontanee, affidata ai soli lieviti indigeni.Affiancate ai tradizionali tini di cemento e ai legni grandi non tostati, dal 2008 l’azienda è pioniera nell’uso di anfore di terracotta di Impruneta e contenitori in cocciopesto, il Sangiovese in purezza viene vinificato in anfore senza l’aggiunta di solfiti.La produzione annuale è limitata alle sole 100.000 bottiglie l’anno, capacità molto inferiore rispetto al numero di ettari vitati.
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