Un tempo, un giovane enologo saliva sulla collina Bausa a Marsala e ammirava il tramonto, immaginandosi il suo futuro, il suo nome è Bruno Fina.Questo luogo è ora dominato da Cantine Fina e da alcuni dei suoi vigneti.Dopo anni di sperimentazioni a fianco di grandi enologi come Giacomo Tachis, Bruno Fina capisce che il vento marino che colpisce quelle coste e il suolo calcareo possiedono un enorme potenziale, così nel 2005, in compagnia della moglie Mariella rileva la tenuta e si stabilisce nella Contrada Bausa, la sua è un’avventura fatta di scommesse audaci, Grillo e Nero d’Avola sono certezze, ma Bruno ci affianca vitigni internazionali insoliti, se non rarissimi da trovare su suolo siciliano, come il Traminer.Al giorno d’oggi sono tre i figli ad avere la guida della cantina, i concetti non sono cambiati, #ORIZZONTE_FINA impone all’azienda di non porsi limiti, esattamente come fece negli anni Novanta loro padre.L’approccio produttivo è piuttosto classico, le fermentazioni sono condotte esclusivamente in acciaio a temperatura controllata, gran parte dei vigneti, sono a regime biologico, gli ettari gestiti sono circa 300 dislocati tra varie province, quelli di proprietà direttamente attorno alla cantina di Marsala.Il numero di bottiglie prodotte tra Italia ed estero raggiunge annualmente il milione.
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