Gli strepitosi Champagne di Benoit Lahaye, sempre più richiesti e in voga, sono purissime espressioni dei rinomati Grand Cru di Bouzy e Ambonnay, interpretazioni incredibilmente sapide e magnificamente strutturate, dettagliate e complesse, dove il frutto diventa secondario, in una beva dallo spaventoso potenziale evolutivo.
“Le Jardin de La Grosse Pierre“ è un geniale e innovativo assemblaggio di ben 7 diverse varietà, le tre principali dello Champagne, con l’aggiunta di Pinot Bianco, Arbanne, Petit Meslier e Fromenteau, originarie di una singola parcella piantata nel 1923 a Bouzy, dal bisnonno di Benoit.
“Le Jardin de La Grosse Pierre“ è una cuvée pura, straordinariamente sapida e territoriale, centrata su un’impressionante profondità e stratificazione aromatica.
La sua sublime ampiezza gustativa e le mille sfumature manifestate nell’intera fase di degustazione, lo rendono uno Champagne impareggiabile, incomparabile a qualsiasi altro in commercio.
All’esame visivo è di colore giallo paglierino luminoso, arricchito da un perlage fine e di grande persistenza.
Il profilo olfattivo procede su ampie ed eleganti note fruttate di mela e agrumi, insieme a panna, burro, mandorla e nocciola e a stravaganti nuances minerali, affumicate e di zenzero.
Al palato è uno Champagne molto articolato, tagliente e verticale, incalzato da una forte traccia salina, verso un’elegante e dettagliatissima trama aromatica.
Bisogna pazientare per alcuni anni, prima di verificare le enormi potenzialità del “Le Jardin de La Grosse Pierre“.
Lo “Le Jardin de La Grosse Pierre“ di Benoit Lahaye proviene da vigne coltivate in regime biologico e biodinamico, del villaggio Grand Cru di Bouzy.
“Le Jardin de La Grosse Pierre“ di Benoit Lahaye è un assemblaggio di 7 vitigni: Pinot nero, Chardonnay, Pinot Meunier, Pinot Bianco, Arbanne, Petit Meslier e Fromenteau, il tutto proveniente da un unico Lieu-Dit di Bouzy.
La vendemmia viene svolta in un unico giorno e il processo di fermentazione avviene in legno.
Dopo l’assemblaggio, affina per circa 32 mesi sui lieviti in bottiglia.
Il vino non subisce alcuna chiarifica o filtrazione.
L’aggiunta di anidride solforosa è ridotta al minimo indispensabile.